Progetto fotografico
Ogni valore del Manifesto è associato a un’immagine tratta da una serie fotografica che esplora il tema dello spreco alimentare attraverso uno sguardo artistico.
La serie nasce dalla visione della fotografa Letizia Cigliutti e del suo assistente alla fotografia Mattia De Nardis, dalla creatività della Set Designer e Art Director Cecilia Tosques, e dal contributo della Set Design Assistant Claudia Feliciares.
Il loro lavoro porta l’attenzione su ciò che spesso passa inosservato, rivelando la bellezza nascosta degli ingredienti imperfetti.

Il cibo è un linguaggio universale
Le ricette raccontano chi siamo e da dove veniamo.
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Nel 2015, a Milano, il mondo si è riunito attorno a una domanda, in occasione di Expo: come nutrire il pianeta garantendo un futuro sostenibile per tutti?
Da quella domanda è nata Food for Soul. Attraverso i nostri progetti — dallo sviluppo dei Refettori alle campagne di sensibilizzazione, dai percorsi di formazione all’impegno civico — lavoriamo per nutrire meglio, non semplicemente di più. Nutrire significa educare, creare consapevolezza, costruire comunità attraverso la promozione della cultura.
Il cibo è cultura e va ben oltre il piatto: connette persone, idee, saperi e tradizioni, attraversando tempo e luoghi.
È memoria del passato e responsabilità verso il futuro.

La bellezza come gesto di cura
Tutto ciò che ci circonda merita attenzione.
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«La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno di essa.»
— Albert Camus
Creare bellezza significa fare spazio alla dignità, al coraggio, alla speranza. La bellezza agisce in silenzio e vive nei dettagli. La pratichiamo ogni giorno nei nostri progetti di Refettorio: nel modo in cui uno spazio viene illuminato, in una tavola apparecchiata, in un fiore usato come centrotavola. L’arte non è mai decorazione, bensì un gesto di cura: un messaggio rivolto a chi entra: “sei degno di questo”.
La bellezza è la scintilla che mantiene viva l’immaginazione.
E, con uno sguardo poetico, ciò che appare ordinario rivela il proprio potenziale.

Accogliere è un atto di ospitalità
Con braccia aperte e una tavola da condividere.
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«L’ospitalità non è una questione di servizio o di perfezione. È una questione di presenza. È creare uno spazio in cui qualcuno si senta visto, accolto e libero di essere se stesso.»
— Lara Gilmore, co-fondatrice di Food for Soul
L’ospitalità si manifesta ancora prima di sedersi a tavola. Vive in ogni gesto: nel modo in cui salutiamo, ascoltiamo, serviamo, nel modo in cui diciamo BENVENUTO. Questa parola ha sempre guidato il nostro lavoro, dalle sale di Osteria Francescana ai progetti Refettorio nel mondo.
Accogliere significa aprire il proprio spazio e invitare gli altri a entrarvi, con la fiducia che possa nascere qualcosa di significativo.
A ogni tavola, ci ricordiamo che la dignità comincia da un gesto semplice: far sentire qualcuno visto, riconosciuto, parte di qualcosa.

Il servizio è uno stile di vita
Trasformare un pasto in un’esperienza.
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Nel linguaggio della ristorazione, il servizio è quel filo invisibile che unisce cucina e sala. Si affianca al cibo e ne completa il senso, dando forma all’esperienza attraverso attenzione, ascolto e cura.
Questa stessa idea è al centro di Food for Soul. Quando il Refettorio Ambrosiano ha aperto a Milano, la risposta è stata immediata e sorprendente: tantissime persone hanno offerto il proprio tempo, le proprie mani, la propria presenza.
Da allora, i volontari sono diventati il cuore pulsante di ogni progetto Refettorio. Accolgono gli ospiti, apparecchiano le tavole, preparano gli spazi, aprono conversazioni, servono i pasti. Con gesti semplici e ripetuti, completano il lavoro iniziato in cucina, trasformando un pasto in un’esperienza di dignità.
Per Food for Soul, il servizio nasce sempre da una domanda semplice: “Come posso aiutare?”

Rendere visibile l’invisibile
L’ordinario diventa straordinario.
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Tutto nasce da un ricordo. E da un pezzo di pane.
Massimo Bottura ricorda le mattine d’infanzia passate a contendersi con i fratelli le croste di pane avanzate dalla sera prima, immerse nel latte caldo e nel caffè per preparare la zuppa di latte. Un gesto semplice, nato dalla necessità, che diventava rituale, conforto, condivisione.
Anni dopo, quello stesso spirito ha dato vita a ‘Il pane è oro’, un piatto creato durante i primi servizi del Refettorio Ambrosiano, dove il pane raffermo veniva trasformato in dessert.
«Il pane è oro è diventato l’inno con cui abbiamo dato voce ai valori, spesso ignorati, del recupero delle ricette e di tutti quegli ingredienti scartati, sottovalutati e dimenticati che da sempre occupano un posto centrale nella cucina italiana.» – Massimo Bottura
Il pane è oro è diventato il simbolo di un nuovo modo di guardare alle cose: dare valore a ciò che viene spesso scartato, trovare significato in ciò che resta. Da quel primo pane è nata Food for Soul — e con essa la convinzione che la bellezza possa trovarsi anche nei luoghi più umili, se scegliamo di guardare.

Qualità in ogni aspetto
Non riguarda solo gli ingredienti, ma anche le idee.
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Le idee nutrono. Così come il cibo sostiene il corpo, le idee alimentano la vita interiore: modellano lo sguardo, orientano le scelte, danno senso a ciò che facciamo. La quantità di idee genera stimoli, scenari, possibilità. La loro qualità porta coerenza nella complessità e direzione nel rumore.
«La creatività non è fare qualcosa di nuovo. È guardare le cose con occhi nuovi.»
— Massimo Bottura
La quantità somma. La qualità trasforma. La quantità informa. La qualità forma.
Scegliere idee radicate nella verità, nell’etica e nell’esperienza umana è un atto di rispetto, per sé stessi e per la cultura che contribuiamo a costruire.

No More Excuses è il nostro invito all’azione
Il cambiamento comincia da ciò che facciamo.
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Quando nel 2015 ha aperto il Refettorio Ambrosiano, sui muri dell’edificio si illuminava la scritta No More Excuses.
Un messaggio chiaro: il cambiamento prende forma attraverso i gesti.
Da allora, quelle parole hanno accompagnato il nostro percorso. Ogni volta che uno chef sceglie di recuperare ingredienti in eccedenza, che un volontario prepara la tavola, che artisti e architetti trasformano spazi dimenticati in luoghi di bellezza e dignità, accade qualcosa di concreto: l’idea si traduce in azione. No More Excuses è un invito a partecipare, a mettersi in gioco.
Perché il cambiamento nasce da ciò che facciamo, giorno dopo giorno.

Conoscenza, consapevolezza, senso di responsabilità.
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Era il giorno dell’inaugurazione del Refettorio Gastromotiva, a Rio de Janeiro, e per un imprevisto mancavano acqua, gas ed elettricità. C’erano solo le persone, l’energia e la volontà di iniziare.
In quel caos, Massimo Bottura si è guardato intorno e ha visto dei volontari sbucciare banane. C’erano uova, un po’ di pasta e un piccolo pezzo di pancetta. Il team ha recuperato dei fornelli da campeggio e ha deciso di cucinare con quello che aveva. Le bucce di banana sono state bollite, tostate, rese croccanti e affumicate lì, nel cuore di Lapa. Nessuno si è accorto che quella “pancetta” era fatta di bucce di banana.
«Questo è il lavoro di uno chef: rendere visibile l’invisibile», ha raccontato Bottura. «La cultura genera conoscenza. La conoscenza porta consapevolezza. E quando diventiamo consapevoli, siamo un passo più vicini alla responsabilità sociale. La cultura è la chiave.»
Quel giorno, la cultura si è trasformata in azione e cucinare è diventato un gesto civico. Una scelta — e un piatto — capaci di restituire dignità alle persone, salvare cibo e trasformare una difficoltà in una lezione per il futuro.

Cucinare è un gesto d’amore
Nutrire il corpo e l’anima.
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In Italia si chiama cucina povera: l’arte intelligente di fare il massimo con ciò che abbiamo.
È una cultura fondata sul rispetto: per la terra, per chi la lavora, per ogni ingrediente che arriva in cucina. Ogni ingrediente merita attenzione, anche quando sembra imperfetto o privo di valore.
È così che impariamo a cucinare: guardando agli ingredienti non per quanto costano, ma per ciò che possono diventare. Una banana troppo matura può trasformarsi in gelato, una crosta di pane in un dolce, un pomodoro in una pappa al pomodoro capace di scaldare il corpo e l’anima.
Questa è la bellezza della cucina: trasformare i limiti in possibilità, le eccedenze in valore condiviso.

A tavola siamo tutti uguali
La comunità nasce dal condividere un pasto.
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La parola Refettorio deriva dal latino reficere: rifare, rigenerare, riparare. Nella tradizione monastica, il refettorio era uno spazio di rinnovamento, dove si mangiava fianco a fianco, senza gerarchie, condividendo cibo e silenzio come eguali.
È questa l’idea alla base del Modello Refettorio: ogni progetto non è definito dalle sue mura, ma da ciò che accade attorno alla tavola. È lì che la bellezza contribuisce a ricostruire, l’ascolto rende possibile l’inclusione e lo stare insieme apre alla trasformazione.
A tavola c’è posto per tutti. Il cibo diventa un ponte, e ogni gesto rafforza le relazioni.

La rivoluzione siamo noi
Ecco chi è Food For Soul.
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Nel maggio del 2012, due terremoti colpirono l’Emilia-Romagna, lasciando dietro di sé silenzio e paura. Tra le macerie, oltre 360.000 forme di Parmigiano Reggiano erano cadute dagli scaffali, andate in frantumi: il simbolo di un territorio segnato dalla perdita.
La risposta di Massimo Bottura e del team di Osteria Francescana non arrivò sotto forma di parole, ma di ricetta. Il ‘Riso Cacio e Pepe’ diventò un gesto concreto di solidarietà. Sostituendo il pecorino con il Parmigiano Reggiano danneggiato dal sisma, diedero nuova vita a quell’ingrediente e invitarono il mondo a cucinarlo. Più di 60.000 persone risposero all’appello e tutte le 360.000 forme vennero vendute, trasformando una crisi in una rinascita. In quel momento capimmo che il cambiamento è una ricetta collettiva.
‘We Are The Revolution’. L’opera di Joseph Beuys ci ricorda che il cambiamento non è mai individuale: prende forma quando ciascuno decide di mettersi in gioco. È un processo collettivo, fatto di gesti e di responsabilità condivise, che unisce cuochi e artisti, agricoltori e artigiani, studenti, volontari e comunità.
È questa la rivoluzione che pratichiamo ogni giorno: una collaborazione che trasforma la consapevolezza in azione, la cultura in responsabilità, la cura in cambiamento. Un pasto alla volta.
Ecco chi è Food for Soul.



